Il banchiere dei poveri - di Muhammad Yunus e Alan Jolis

 


Fu ad Amsterdam che ne vidi una la prima volta: mi incuriosì il nome, insolito, e la gente dagli abiti variopinti che entrava da quella porta.  Non sapevo quante novità potesse rappresentare quell’ufficio di due sole vetrine in una via laterale del centro: la Banca Grameen. Lo scoprii mesi più tardi, quando mi trovai a sfogliare un libro che parlava di microcredito e di come potesse essere possibile, usando strumenti finanziari, far sparire la povertà dalla faccia della terra. 

Ne “Il banchiere dei poveri”, Muhammad Yunus ci racconta la sua straordinaria esperienza, dimostrando che accordando minuscoli prestiti ai diseredati della terra si può fare di più di quanto fanno i miliardi di dollari degli aiuti stranieri. 

Yunus, anni fa, in Bangladesh, conobbe persone ridotte in schiavitù per pochissimi centesimi di dollaro, persone impossibilitate a trovare una alternativa a quella condizione, in balìa degli usurai: le donne, in particolare, vivevano le situazioni più critiche. 

Provavo sempre una sorta di ebbrezza quando spiegavo ai miei studenti che le teorie economiche erano in grado di fornire risposte a problemi economici di ogni tipo. Ero rapito dalla bellezza e dall’eleganza di quelle teorie. Ora, tutt’a un tratto, cominciavo ad avvertire un senso di vuoto. A cosa servivano tutte quelle belle teorie se la gente moriva di fame sotto i portici e lungo i marciapiedi? (…) Dov’era la teoria economica che rispecchiava la loro vita reale? “.

Yunus decise che bisognava fare qualcosa, a livello istituzionale, partendo da lì, dal Bangladesh, uno dei paesi più poveri del mondo: devastato da calamità naturali, con un analfabetismo del 90%, una densità di popolazione molto elevata (830 persone per km quadrato), e il 40% della popolazione malnutrita che viveva priva di acqua pulita e senza una casa.  Condizioni terribili…eppure bastavano 27 dollari per far uscire una persona dallo stato di povertà: 27 dollari …!

Il progetto della Banca Grameen è partito così, pensando a come risolvere istituzionalmente un problema che le banche non volevano considerare: concedere prestiti a chi non aveva nulla. Le resistenze furono molte: dalle banche, compresa la Banca Mondiale, dai mariti, dai mullah, dagli usurai. “Concedere prestiti a chi non sa né leggere né scrivere ? Dietro quali garanzie? Perché soldi ad una donna quando ci sono uomini che non guadagnano e non lavorano ? “ – erano le frasi che Yunus si sentiva ripetere più spesso dalle istituzioni. 

Questo libro è la storia di una grande avventura, che ha aiutato oltre il 10% della popolazione del Bangladesh ad uscire dalla miseria. Ma non si tratta solo di questo! Come Yunus precisa, “Non è solo la storia di come la rivoluzione del microcredito si sia espansa, aiutando i poveri di 53 paesi tra cui la Cina, il Sudafrica, la Francia, la Norvegia, il Canada e gli Stati Uniti, ad assumersi la responsabilità e il controllo della propria vita. Quella che qui presentiamo è una visione del mondo”.

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Nel 2006 Muhammad Yunus viene insignito del Nobel per la pace, con la seguente motivazione: "per l'impegno nel creare sviluppo sociale ed economico partendo dal basso. La pace duratura non può essere realizzata se ampi gruppi di popolazione non trovano il modo per uscire dalla povertà. Il microcredito è uno dei modi. Lo sviluppo dal basso serve anche a promuovere la democrazia e i diritti umani. Il microcredito si è dimostrato una forza liberatrice in società dove le donne in particolare devono lottare contro condizioni economiche e sociali repressive".

 

Come la schiavitù e l'apartheid, la povertà non è naturale. Sono le persone che hanno creato la povertà e che hanno sopportato la povertà, e sono le persone che la sconfiggeranno. E sconfiggere la povertà non è un gesto di carità. È un gesto di giustizia. È la protezione di un diritto umano fondamentale, il diritto a una vita decente e dignitosa. (Nelson Mandela)



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Titolo del libro: Il banchiere dei poveri 
di Muhammad Alì Yunus e la collaborazione di Alan Jolis
Editore Universale Economica Feltrinelli



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